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Incontro con gli operai della fabbrica occupata Kazova

Lunedì 15 settembre a radio Blackout incontriamo gli operai della fabbrica turca occupata e autogestita Kazova. Un'esperienza diretta e reale per discutere di produrre cosa e per chi.....

Flessibilità e Precarietà: ecco il “Jobs Act”

Riflessione su nuovo "Jobs Act" del governo Renzi.
Dicono di voler ridurre la disoccupazione giovanile, ma in realtà aumentano solo precarietà e sfruttamento!

Il nuovo piano strategico del Politecnico: ma quale strategia?

Un commento sul nuovo piano strategico del Politecnico. Aziende, merito, debito d'onore, approccio imprenditoriale: ecco la "nuova" strategia del Poli.

Flessibilità e Precarietà:
ecco il “Jobs Act”

Dopo ”l'emergenza spread” che partorì il governo tecnico del saggio Monti, ”l'emergenza legge elettorale” che creò le condizioni per il governo bipartisan Letta, ecco ”l'emergenza disoccupazione giovanile” che porta alla ribalta l'uomo nuovo della politica italiana, Matteo Renzi da Firenze. Il canovaccio è il solito: per imporre ulteriori tagli e sacrifici servono una situazione emergenziale (allora il debito pubblico, oggi la disoccupazione) ed un personaggio credibile che possa imporre le misure “necessarie”. Se all'epoca Monti era il tecnico capace contrapposto ai politici inetti, oggi Renzi rappresenta il giovane decisionista di fronte ai vecchi ed incapaci politici. Così ecco scendere in campo l'uomo del rinnovamento, il giovane che si circonda di collaboratori altrettanto rampanti e meritevoli, per formare il “governo del fare”, che non si perde in proclami, ma lavora per il paese, o meglio per la parte di esso di cui rappresenta gli interessi.

Il primo intervento di Renzi ci da subito una misura di quali siano questi interessi: il “Jobs Act” si configura, infatti, come un'ulteriore spinta verso la flessibilità e la precarizzazione del mondo del lavoro. Vediamo allora cosa prevede questo tanto decantato “Jobs Act” che dovrebbe risolvere il problema della disoccupazione ed in particolare di quella giovanile che gli ultimi dati Istat danno addirittura al 43%!

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Ma quale strategia?!

Il nuovo piano strategico del Politecnico

Nei primi mesi del 2014 il Politecnico ha steso il testo del nuovo piano strategico in cui delinea gli interventi dei prossimi anni in tema di didattica, ricerca ed organizzazione delle sedi. Prendiamo parola qui non per proporre modifiche ai singoli articoli, ma per esprimere la nostra avversione alla visione strategica che il Politecnico ha elaborato: una visione che fa dell'università un'appendice del ciclo produttivo del tutto asservita agli interessi delle aziende che la finanziano; un'istituzione concentrata esclusivamente sulla valutazione degli studenti, anziché sulla formazione di ingegneri ed architetti consapevoli del proprio ruolo all'interno della società e in grado di elaborare un pensiero indipendente e quindi potenzialmente critico; un'amministrazione preoccupata prevalentemente di dimostrarsi migliore delle altre università per accreditarsi come ateneo d'elité, aperto ai pochi che potranno economicamente permetterselo.

Nel concreto il piano ricalca la strategia degli ultimi anni, seguendo le indicazioni che dal “Processo di Bologna” in poi hanno diretto le politiche degli atenei in generale e del nostro in particolare, nonché le indicazioni piuttosto univoche su merito e valutazione impartite dagli ultimi tre ministri di Istruzione e Ricerca: Profumo (ex-rettore del Poli), Carrozza e l'attuale inquilina del dicastero, Giannini.

Valutare e punire

Infatti in cima alle “priorità strategiche” troviamo l'esigenza di “valorizzare, compatibilmente con le risorse disponibili, il merito degli studenti, consapevoli che è questo il vero segno distintivo di un Ateneo di qualità”. In questi anni il Politecnico ha cercato di attrarre la maggior quantità possibile di studenti per accreditarsi come ateneo internazionale ed ambito, ma questo sarebbe andato a discapito della qualità media degli immatricolati. Perciò oggi, in un periodo di contrazione dei finanziamenti pubblici, il Politecnico vuole dimostrarsi ateneo d'eccellenza per ricevere una quota di finanziamenti maggiore: per riuscirci intende elevare le soglie di qualità richieste agli studenti per potersi iscrivere e poi proseguire il proprio percorso di studio. Con questo fine vengono esplicitamente previsti ulteriori “controlli” al termine del primo anno (che già oggi presenta uno sbarramento piuttosto difficoltoso) e soprattutto nel passaggio dalla triennale alla magistrale, che l'Ateneo vorrebbe limitare aumentando ulteriormente le soglie di accesso e sostituendo la magistrale con master di primo livello, modellati come una sorta di apprendistato in aziende partner dell'ateneo, introducendo lo studente nel mondo del lavoro attraverso un'esperienza non retribuita e priva di assicurazioni future.

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Ogni anno noi studenti, oltre a tasse, affitti, mezzi pubblici ed altre spese accessorie, siamo costretti a spendere centinaia di euro per l'acquisto dei libri su cui poter studiare. L'elevato costo dei testi universitari è dovuto essenzialmente al copyright, cioè alla protezione del cosiddetto «diritto d'autore». In realtà la protezione della proprietà intellettuale non serve affatto a proteggere gli interessi dell'autore (in Italia la maggior parte degli scrittori riceve meno di quanto versi alla SIAE), ma al contrario serve soltanto a permettere alle case editrici di realizzare lauti profitti, restringendo così l'accesso al sapere soltanto a chi può permetterselo.

Il progetto Copyrati nasce così da un'esigenza reale: condividere e scambiare gratuitamente testi universitari, appunti, dispense, tesi e ogni altra forma di sapere che possa essere utile alla nostra formazione.

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AULA 13 MIRAFIORI OCCUPATA:
SPAZIO LIBERO PER GLI STUDENTI!

Da ieri l’aula 13AM della sede del politecnico a mirafiori è occupata. Dopo un’assemblea, come studenti e studentesse, abbiamo deciso di prenderci quest’aula quasi mai utilizzata dall’ateneo, affinché sia disponibile agli studenti come spazio autogestito.

Dall'assemblea è subito emerso il disagio per la mancanza di spazi aperti per gli studenti: ma come mai nonostante la sede nuova, nata appena tre anni fa, questa facoltà risulta del tutto priva di spazi per gli studenti? La scelta di aprire un polo universitario in un luogo così periferico della città mette chiaramente in luce gli interessi politici ed economici che si celano dietro questa scelta: da una parte c’è la Regione che nel 2005 ha comprato questi locali dalla FIAT ottenendo in cambio, quasi come un favore, la produzione della nuova Punto a Torino; dall’altra c’è il Politecnico che, in cambio di finanziamenti ha di fatto accettato l’ingresso della Fiat nelle politiche decisionali dell’ateneo.

La sede nasce quindi per soddisfare questi interessi privati e non certo quelli di noi studenti, che ci ritroviamo in un luogo isolato, privo di servizi, con un bar insufficiente e senza spazi per studiare, mangiare o anche semplicemente scambiare un momento di socialità. Non possiamo accettare che quest’aula venga lasciata vuota e chiusa a chiave per essere utilizzata una tantum come “aula jolly”, mentre dall’altra parte gli studenti non hanno posto per studiare ed incontrarsi perché l’aula studio è sempre sovraffollata e non esistono altri spazi disponibili.

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Chi siamo:

  • Il Col.Po. nasce in seguito alla mobilitazione universitaria e studentesca del 2008, per ribadire il nostro rifiuto alla mercificazione del sapere, alla progressiva polverizzazione del diritto allo studio, alla trasformazione degli atenei in fondazioni private al servizio delle aziende, ad un modello di società fondata sul profitto e sui poteri forti, per diffondere una cultura alternativa, basata sulla condivisione e la partecipazione dal basso di tutti.

    Essere un collettivo all’interno dell’università per noi significa interrogarsi, analizzare, organizzarsi, agire su ciò che ci sta attorno. Affrontare le problematiche connesse al mondo accademico, il diritto allo studio, la qualità della didattica, le condizioni degli studenti e dei lavoratori all’interno delle università. Agire contro lo smantellamento dell'università come bene comune, i ripetuti tagli all'istruzione, le ingerenze delle aziende e dei poteri forti sull'organizzazione delle università e della didattica. Riconoscere una radice comune nelle cause che determinano il continuo peggioramento della nostra condizione nell'università tanto quanto nella società intera, riconducibili a un sistema basato sul profitto e sul capitale. Per questo siamo anticapitaliste e anticapitalisti, nell'università e fuori. Per noi lottare contro il capitalismo significa anche combattere ogni forma di fascismo, di razzismo, di sessismo.

    Crediamo che non basti interpretare la realtà ma che occorra impegnarsi, dalle piccole cose, per cambiarla. Per questo negli anni, oltre al nostro impegno nelle lotte studentesche, abbiamo organizzato iniziative all’interno del Politecnico sull’antinuclearismo, sulla lotta al TAV, sulla lotta del popolo palestinese, sulla condizione dei Rom, presentazioni di libri e film, laboratori di autoproduzione. Abbiamo sostenuto momenti di utilizzo alternativo degli spazi universitari autogestiti dagli studenti e abbiamo sempre cercato di evidenziare e mettere in crisi le decisioni del nostro ateneo che contrastavano l’interesse degli studenti. Abbiamo partecipato e partecipiamo solidarmente e attivamente alle lotte anche al di fuori dell’università, con chi si batte contro lo sfruttamento da parte di un sistema ingiusto.

    La nostra sede vuole essere un luogo di discussione e sperimentazione, luogo di aggregazione alternativo agli angusti e inospitali spazi che il Politecnico ci offre. Intende cioè essere un luogo del tutto libero e aperto, di creazione di cultura critica e di scambio orizzontale di opinioni. Ma vuole anche e soprattutto essere luogo di autorganizzazione. Riconosciamo nei movimenti e nella lotta autonoma il solo campo di costruzione ed espressione dei rapporti di forza politici contrari al sistema. Consideriamo la rappresentanza studentesca negli organi della governance accademica realisticamente inefficace e dannosa, che ha legittimato e legittima questi luoghi decisionali espressione di interessi baronali e dell'alta politica dando loro una parvenza democratica, disarmando gli studenti rispetto ai loro interessi e ai loro diritti.

    Per domande, curiosità, dubbi o saperne qualcosa di più passa dalla nostra sede o visita la pagina Fb Col.Po, www.colpo.org o scrivi a colpo@autistici.org

  • Il collettivo si riunisce tutti i lunedì alle ore 17,30 nella sede in Piazzale Sobrero (vicino ex centro stampa)

    ..vedi mappa

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