Oggi, 6 maggio, le nostre facoltà sono state il palcoscenico dell'ennesimo vergognoso atto repressivo.
Questa volta tocca agli studenti della Statale di Milano ritrovarsi a far fronte alla brutalità poliziesca e alle inquietanti decisioni dell'Università sulle modalità di risposta alle rivendicazioni degli studenti. In quello che viene spacciato come luogo democratico e di cultura, le istituzioni accademiche non si fanno scrupoli di utilizzare i manganelli contro le lotte degli studenti e dei collettivi.
Dopo aver già sgomberato uno dei luoghi nei quali gli studenti avevano la possibilità di confrontarsi e contrastare quotidianamente gli attacchi all'università pubblica (la Libreria Ex-Cuem), la polizia è entrata in massa e in assetto antisommossa all'interno dell'ateneo con l'intenzione, esplicita fin dal primo momento, di aggredire e intimorire gli studenti radunatisi in assemblea per difendere lo spazio.
Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni: si è trattato di varie cariche a freddo e di certo senza remore di "esagerare" o di avere la mano troppo pesante. Le prime informazioni che ci arrivano ci raccontano di diversi studenti feriti dopo essere stati chiusi all'interno dell'ateneo e circondati su due lati. E' inammissibile che l'università risponda alle rivendicazioni e all'esigenza di spazi degli studenti permettendo alle forze dell'ordine di rendere l'atrio della facoltà un luogo dove dare libero sfogo alla brutalità poliziesca. L'università Statale di Milano già in passato si è resa protagonista di episodi di forte repressione contro gli studenti e le loro lotte.
Ma questa volta si è ancora una volta passato il segno: pagherete caro, pagherete tutto!
Fuori la polizia dall'università!
Giù le mani dagli spazi degli studenti!
Lunedì 8 aprile si terrà la prima seduta del nuovo Consiglio d'Amministrazione del Politecnico, il primo riformato secondo le regole dalla legge n. 240/10, meglio nota come legge Gelmini. La composizione del CdA diventa ancora più importante proprio alla luce delle novità introdotte dall'ex-ministro dell'istruzione, che trasferisce tutto il potere decisionale nelle mani di questo organo, relegando il Senato Accademico al semplice ruolo di consulente e controllore senza poteri.
I consiglieri sono 11: il rettore Gilli, due rappresentanti eletti dagli studenti, un tecnico-amministrativo, 4 interni (due ordinari, un associato e un ricercatore confermato), e 3 esterni. Le nuove regole fissano proprio nel minimo di 3 il numero dei membri esterni, richiedendo al loro profilo un solo requisito: “comprovata esperienza manageriale”. Da una rosa di 25 nomi il Senato ha così nominato i magnifici 3: Andrea Beltratti, Alessandro Barberis, Andrea Mazzetti.
Andrea Beltratti, 54 anni, economista esperto di finanza, ordinario alla Bocconi di Milano. Ma Beltratti non è solo professore presso l'università milanese delle elité nostrane, soprattutto da maggio 2010 è Presidente di Intesa-San Paolo. Ecco l'ombra lunga della banca che, da principale creditore dell'ateneo, vuole controllare più da vicino i propri investimenti. E d'altronde a Torino sembra che nulla sfugga al suo controllo: lo stesso Comune, primo azionista della Compagnia di San Paolo (detentore della maggioranza dell'istituto bancario), si intreccia con la banca, prima creditrice del Comune stesso.
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Nell'ultimo anno e mezzo, tutti i provvedimenti presi dal governo dei tecnici, con l'appoggio incondizionato e trasversale di tutti gli schieramenti - dalla riforma delle pensioni, agli attacchi serrati al mondo del lavoro, passando per la spending review e i tagli indiscriminati a tutti i servizi - hanno mostrato in maniera evidente l'intenzione della parte di borghesia italiana più internazionalizzata di adeguare il sistema socio-economico del paese agli standard europei e di accreditarsi agli occhi dei grandi capitali internazionali. Non sono un caso, infatti, i continui riferimenti dei ministri-professori e dei politici ai sistemi mitteleuropei, in particolare all'agognato “modello tedesco”, e cioè a quelli perfettamente funzionali alle esigenze della borghesia europea più avanzata.
Terminata l'esperienza “eccezionale” del governo Monti, nel pieno di una campagna elettorale che ci restituisce un'immagine della realtà dei fatti sempre più distorta, l'unica preoccupazione dei vari schieramenti in corsa - gli stessi che fino a pochi mesi fa hanno dimostrato di saper fare così bene fronte comune nel garantire di fatto sostegno e piena agibilità e legittimità politica all'esecutivo uscente, agitando di volta in volta gli spettri dell'austerità e della crescita dietro vuoti e pomposi appelli al “comune senso di responsabilità nazionale”- è quella di recuperare consenso e voti. Al di là delle apparenti divergenze di programmi e delle differenti dichiarazioni d'intenti, ci appare chiaro che, qualunque sarà il risultato uscente dalla tornata elettorale, il futuro governo dovrà muoversi su una direzione politica il cui percorso è già solcato.
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