inserito da colpo il 05/3-10 alle 12.58 in Politecnico
inserito da colpo il 25/2-10 alle 18.58 in Politecnico


Oggi 25 febbraio alle ore 17 davanti alla sede del Politecnico di Torino, corso Duca degli Abruzzi 24, è avvenuto l'ennesimo atto di repressione da parte della polizia e di violazione del diritto costituzionale di poter manifestare il proprio pensiero. E' rimasto appeso solo per alcuni minuti uno striscione che citava “NON POTETE FERMARE IL VENTO POTETE SOLO FARGLI PERDERE TEMO, BASTA CENSURA E REPRESSIONE, LIBERTA' PER I COMPAGNI” firmato collettivo politecnico.

Lo striscione è stato fatto sparire tempestivamente da due agenti della digos, a testimonianza del clima che il questore & company stanno cercando di instaurare in città.

La libertà di espressione non può essere fermata, un nuovo striscione ha subito rimpiazzato il precedente, di stoffa ce n'è tanta e di bombolette a volontà.

 

ColPo

inserito da colpo il 25/2-10 alle 18.17 in Aggiornamenti

Diversi fatti fanno pensare che il “momento elettorale” non sia il teorico momento culmine dell'espressione democratica di questa società, ma piuttosto il momento della resa dei conti in cui le cricche sociali non risparmiano alcun colpo per conservare il loro potere.

Come dimostrato giorni fa con i pestaggi della polizia in Val di Susa, il sangue e le vite delle persone valgono molto meno degli interessi di questi signori.

Sono così  partite martedì notte le 23 perquisizioni, i 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari contro l'ennesimo capro espiatorio dipinto da media e funzionari di Stato come nemico pubblico, contro cui scagliare l'indignazione pubblica.

E' la “giusta”  distrazione in periodo elettorale per distogliere i pensieri dei cittadini da questi tempi bui della società, in cui la depravazione di istituzioni senza valori né orizzonti non cessa di produrre disagio sociale, emarginazione e povertà.

Si accusano, così, ingiustamente persone che non esitano a difendere e a lottare per quei valori di giustizia sociale, libertà e antirazzismo. Valori di cui noi tutti dovremmo sempre essere fautori.

Invece già  in autunno lo stesso pm Padalino, firmatario dell'attuale operazione, aveva costretto alcune di queste persone al regime di sorveglianza speciale, misura nata nel ventennio fascista, che prevede la limitazione della libertà personale e dei diritti di cittadinanza.

La Corte d'appello aveva successivamente annullato il provvedimento in quanto le uniche attività attribuili a queste persone erano solo riconducibili ad una militanza politica e dunque inerenti alla sfera della libertà personale, non ad un fatto di incolumità pubblica.

Per queste ragioni riteniamo che quella che dovrebbe sembrare un'operazione di Giustizia non sia altro che un'operazione mediatica, creata ad hoc per la campagna elettorale, che fomenta un clima di repressione e giustizialismo ad uso e consumo di politici a caccia di voti. A ciò si aggiungono le calunniose drammatizzazioni della stampa che cerca la spettacolarizzazione da cronaca nera, che nascondono la verità al fine di compiacere i potenti e ingannare la gente.

Quanto al procuratore capo Caselli, constatiamo che nessuno strumento sia da egli risparmiato per annientare politicamente realtà di lotta cittadine, dall'onda studentesca ai gruppi anarchici, attraverso il solito clima da “caccia alle streghe”.

Nel nostro paese, ormai, la legalità del sistema viene propinata come il Giusto alla maggioranza della popolazione, abbindolata dalle belle favole raccontate da politici interessati a mantenere una situazione di disinteresse e assopimento, utile solo a difendere i propri interessi. Allo stesso modo tutte le voci di dissenso che si oppongono a questa legalità vengono considerate come ingiuste.

Viviamo, dunque, in un mondo in cui i concetti di legalità e giustizia si sovrappongono e si confondono pericolosamente, dove politiche razziste che prevedono la reclusione di migranti nei CIE sono accettate e considerate legali, mentre qualsiasi opposizione ad esse viene criminalizzata.

In questo clima si inseriscono anche l'avviso di sfratto e la perquisizione alla sede di Radio Blackout, storica radio libera torinese che dagli anni Novanta da voce a tutte le realtà sociali che resistono, ostacolate dalle istituzioni e scartate o ignorate dai media tradizionali.

E' l'ennesimo atto di censura da parte di un'amministrazione che trova sempre più difficoltà  a gestire un malcontento dilagante che prende ogni giorno forma nelle lotte studentesche e dei lavoratori, nel movimento NoTav, nelle lotte dei migranti e nella difesa degli spazi occupati.

Esprimiamo dunque la nostra solidarietà ai compagni arrestati e perquisiti, alla redazione di Radio Blackout e avvisiamo partiti e questura che non ci sarà censura né repressione che fermerà la nostra voglia di libertà e le nostre lotte.

Le maschere che nascondono i loro sporchi affari presto cadranno!

“Non potete fermare il vento, potete solo fargli perdere tempo...”


Col.Po – Collettivo Politecnico

inserito da colpo il 25/2-10 alle 10.13 in Generale

Nel pieno della campagna “spegni la censura, accendi blackout!”, ad un mese dalla scadenza prevista del contratto d’affitto con cui Chiamparino cerca di mettere a tacere una storica voce libera e indipendente della città, Radio Blackout subisce questa mattina un nuovo attacco  censorio e intimidatorio.
Con la scusa di un’operazione di polizia inconsistente, volta a criminalizzare l’Assemblea Antirazzista Torinese, che da mesi organizza appuntamenti pubblici di protesta contro l’orrore dei centri di identificazione ed espulsione, la radio viene di fatto sequestrata per più di 6 ore, impedendoci di andare in onda con il nostro consueto palinsesto di quotidiana contro-informazione. Per più di un’ora è stato anche staccato il segnale radio. Messi sotto sequestro apparecchiature informatiche fondamentali per la quotidiana attività della radio.

 

La nuova “grande operazione”, fatta di 23 perquisizioni, 3 arresti “cautelari” in carcere e altre 3 custodie ai domiciliari  è costruita, ancora una volta, su reati di scarsissima rilevanza penale: insulti, reati contro il patrimonio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e una generica associazione a delinquere. Tre dei colpiti da questi provvedimenti sono nostri redattori. A ordire la trama contro i “nemici pubblici”, il sostituto Pm  Andrea Padalino, già salito agli onori delle cronache per la proposta razzista di rendere obbligatorie le impronte digitali per gli/le immigrati/e.
Radio Blackout non si è mai sottratta dal denunciare pubblicamente con la propria attività informativa le ossessioni xenofobe di questo pubblico ministero. Non ci stupisce che con la dilatata perquisizione mattutina della nostra sede (e con l’operazione tutta) il Pm in odore di carriera cerchi anche una personale vendetta.

L’indagine si sgonfierà presto, il tutto si risolverà ancora una volta in un nulla di fatto. Ma intanto, attraverso la scusa di misure “cautelari”, s’imprigionano e zittiscono le voci scomode. Per parte nostra diamo tutta la nostra solidarietà agli arresati e denunciati. Come mezzo di comunicazione libero e indipendente denunciamo la pretestuosità di un attacco che giudichiamo censorio e intimidatorio. Un attacco che, guarda caso, cade in un momento  particolare della vita di Radio blackout e della stessa città di Torino. Mentre si preparano le elezioni regionali e l’ostensione della sindone, le contraddizioni che attraversano la città e il territorio circostante restano tutte aperte: crisi, disoccupazione,casse integrazione che volgono al termine, l’opposizione popolare all’Alta Velocità, le ribellioni dentro i Cie, il massacro della scuola pubblica. Si cerca insomma  di normalizzare una delle poche voci libere della città.

Ma Radio Blackout non si fa intimidire  e rilancia: la data di scadenza sul tappo continuiamo a non vederla… Spegni la censura, accendi Blackout!

 


La redazione di Radio Blackout


inserito da colpo il 11/1-10 alle 09.48 in Aggiornamenti

inserito da colpo il 09/1-10 alle 12.50 in Antifascismo

Ieri, venerdì 8 gennaio è stato rioccupato L'Ostile, sgomberato dopo violente cariche nelle ultime settimane di dicembre.

Questa sera festa di inaugurazione!

Sempre in via Pinerolo angolo corso Vercelli.

 

riprendiamo le ostilità

inserito da colpo il 09/1-10 alle 12.41 in Iniziative
Radio Blackout è l'unica radio libera dell'etere torinese. Dal 1992 trasmette sui 105.250 in FM, si autogestisce e si autofinanzia. Sulle sue frequenze non passano spot commerciali pertanto ogni mese le attività della radio vengono sostenute da iniziative benefit (concerti, dj set, cene).Nel corso di questi anni Radio Blackout ha dato voce alle minoranze e ai movimenti che normalmente non trovano spazio altrove: lavoratori, studenti, occupanti di case, collettivi politici, immigrati, detenuti. Parallelamente la Radio ha promosso la musica di artisti emergenti e ha contribuito a diffondere nell’etere torinese generi musicali che non trovano spazio nella maggior parte delle playlists dei network radiofonici locali e nazionali.

Ascolta e sostieni Radio Blackout!
RADIO BLACKOUT 105.250 fm
WEB: http://www.radioblackout.org
TEL: 011.24.95.669 –
SEDE: Via A.Cecchi 21/a, Torino
Vi ricordiamo che la Radio può essere ascoltata in streaming seguendo le indicazioni presenti sul sito web.


Venerdi 22 gennaio presso El Paso Occupato serata benefit Radio Blackout

-Presentazione del libro Da Comiso alla Maddalena, un libro autoprodotto di Guido
Crik. Reading con musica dal vivo (sassofono Bruno Croari- chitarra Cesare
Minardi- voce Guido Crik)
-A seguire concerto con i Lou Seriol (musica occitana)

c/o El Paso Occupato, via Passo Buole 47 Torino
Ora di inizio dei concerti: 23:00
Ingresso con sottoscrizione

Venerdì 22 gennaio 2010 a partire dalle ore 23, presso El Paso Occupato, vi sarà la presentazione del libro Da Comiso alla Maddalena, un’autoproduzione di Guido Crik. Di che cosa si tratta si legge subito nella premessa "... non proprio un classico libro, sarebbe più corretto parlare di un mosaico d'avvenimenti riportati da un cronista atipico... una narrazione che copre un arco di tempo dal 1980 al 2009, quasi 30 anni di cui 27 passati e 2 a venire". La Bassa Romagna degli anni '80, la Berlino del muro, l'Università occupata, la Sardegna, l'impegno contro la guerra e la memoria storica con tutta la sua importanza. Per l’occasione il libro verrà presentato con un reading con musica dal vivo.
Subito dopo la presentazione del libro sul palco pasico saliranno i Lou Seriol, gruppo che propone musica occitanica in lingua d'oc e che vanta una significativa esperienza per quel che riguarda le esibizioni dal vivo (dalla loro formazione ad oggi oltre 500 concerti tra Italia, Spagna, Francia, Austria e Paesi Baschi). Sulle scene sin dal 1992, i Lou Seriol hanno all’attivo due dischi in studio, Persi Pien e Reviori ed uno dal vivo, Ambe vos. Per vederli in azione l’appuntamento è a El Paso Occupato in Via Passo Buole 47.
L’incasso della serata andrà a sostegno delle libere frequenze di Radio Blackout.
inserito da colpo il 09/12-09 alle 21.38 in Iniziative

 

 

 

L'università è un luogo di precarietà e sfruttamento

 

Scendiamo in piazza l'11 dicembre

 

contro tagli, precarietà e riforma

una sola certezza la nostra lotta

 

concentramento piazza Arbarello ore 9.00













inserito da colpo il 09/12-09 alle 10.40 in Generale

 

Comunicato di RadioBlackout di risposta all'ordine di sfratto, di denuncia della situazione di difficoltà e censura in cui è stata messa l'emittente.

Ci spieghino lor signori Assessori, Tecnici, Governanti, Sindaci.

Ci spieghino “l’incompatibilità” con il progetto di riqualifica dell’area che ora ospita Radio Blackout e la sua Associazione.

Ci spieghino come sia possibile che un progetto di riqualifica sponsorizzato da una privata Associazione umanitaria (2009 – 02539/050 HUB MULTICULTURALE VIA CECCHI – FONDAZIONE VODAFONE ITALIA – FONDAZIONE UMANA MENTE) che si dice operante nel sociale, finanziata da uno dei pilastri della comunicazione sia “incompatibile” con il progetto già esistente, vivo e funzionante, da anni inserito nel contesto urbano, di una radio.

Radio Blackout, una radio no profit, volontaria, autogestita, che non gode né di finanziamenti pubblici né privati, ma vive solo dei propri mezzi, del frutto dell’impegno di chi la radio la forma e la fa giorno per giorno, negli eventi pubblici e non. Una radio che vuole dare voce a tutte le lotte sociali, alle minoranze dimenticate e in lotta, a tutti gli scartati dai media tradizionali, dall’indubbiamente manipolata “informazione pubblica”. Pochi peli sulla lingua, molta sostanza, molto realismo, concretezza e cinismo. Per farla breve, diciamo le cose come stanno, senza intermediazioni, senza editori o spinte e strattoni di alcun tipo.

Ce la spieghino “l’incompatibilità”. C’è già un ossimoro nel negare compatibilità tra un mezzo di comunicazione sociale ed una pioggia di denaro per mano di un grande ente operante nella comunicazione.

Ce la descrivano “l’incompatibilità”. A noi pare evidente: o ci sono altri piani su quest’area e su di noi, oppure l’associazione umanitaria di cui sopra non opera realmente secondo quelle che sono sulla carta le sue etichette, i suoi scopi fintamente sociali che consentono le vittorie dei suoi bandi. Lungi da noi negare quell’elemento di pregio durevole, puro, vitale, privo di spese per l’onesto cittadino, che cambieranno il volto al sociale che saranno questi futuri misteriosi HUB. Come dimenticare del resto il successo incalcolabile e gli infiniti introiti (non solo monetari, quanto più in termini di integrazione e arricchimento culturale e sociale) dei centri TO&TU.

Già, come poter negare. Già. Che fine hanno fatto? Chi se ne è accorto?

Ma non ci preoccupiamo di avere risposte, del resto, la realtà è sempre più opinabile.

 

Facciamo un breve salto nel passato.

1992, Radio Blackout, 17 anni fa, un appartamento di via S.Anselmo, lo sfratto dal privato possessore, la ricollocazione pubblica (inconciliabile per aspetti formali secondo le leggi vigenti ma voluta dalle istituzioni stesse) in un decadente appartamento in zona Crocetta, via Antinori. Anni di burocrazie e carte, incontri e reali incompatibili proposte (mirabolante il proporci di trasferirci a trasmettere a Moncalieri, fuori dal comune, fuori dalla portata del nostro ripetitore, che opera solo su Torino e cintura, ma che non copre per limiti tecnici la zona sud). Anni di trafile, un debito saldato tramite fideiussioni personali per ottenere l’assegnazione dello stabile di via Cecchi, un prestito collettivo a 4 zeri con garanzie personali per proteggere un’idea e la sua realizzazione.

Infine, nel 2009, siamo “incompatibili” con il sociale.

 

Incompatibili, lo siamo senza aver mai chiesto una sovvenzione (a differenza di molti altri). Senza aver mai ricevuto soldi pubblici cittadini. Il solo sgravio, quello dell’affitto, ricevuto perché compatibile come realtà secondo quelli che sono i canoni che voi stessi avete stabilito. Senza aver mai chiesto soldi e finanziamenti, con oltre 25.000 euro di spese e ore di lavoro non retribuite per rendere agibile un posto che ammuffiva al disuso, un intero cortile ora in balia a macerie varie e alla ruggine del ferro delle economiche installazioni per le olimpiadi. Uno stabile occupato da uffici non più operativi da anni, occupati da due stanchi impiegati che dormivano alle scrivanie, in attesa di ricollocazione.  Un posto, che abbiamo colorato e attivato, sede viva e vitale di innumerevoli iniziative aperte al pubblico, aperte al quartiere, senza chiedere soldi in cambio.

 

Ci spieghino se sono i 15.000 euro risparmiati dal nostro affitto non commerciale a renderci “incompatibili”.

Ci spieghino, chi di dovere, l’incompatibilità nostra nei confronti della vostra non-spesa così come ci spieghino, parlando di cifre, dei 400.000 euro stanziati per il capodanno in piazza che non si farà (c’è la crisi), ma sappiamo tutti benissimo che quei maledetti 400 andranno spesi, nel bene e nel male.

Ci spieghino i fondi elargiti a innumerevoli associazioni (cifre che raggiungono i 5 zeri) che nel concreto fatichiamo a vedere come altrettanto vitali e propositive. Qualcuno si accorge di quel che viene fatto a spese di tutti? Non stiamo parlando di cifre da caffè al bar o pacchetti di sigarette e sinceramente, motivarlo con pezzi di carta chiamati “relazioni” che testimoniano un operato che nel concreto non si vede, risulta difficile motivare tali altisonanti cifre.

Ci spieghino come facciano ad esserci praticamente sempre le stesse scintillanti Luci d’Artista e il loro costo si impenni di anno in anno.

Ci spieghino se è lecito nella Torino Medaglia d’Oro alla Resistenza e nell’Italia antifascista e che ripudia il fascismo, assecondare senza colpo ferire, anzi con interesse e “nessun pregiudizio di sorta” la volontà d’assegnazione di spazi sociali per attività culturali e ricreative, ai giovani di destra; quella stessa destra che tranquillamente esprime cultura e sociale nei comizi di Roberto Fiore (per la cronaca, leader di Forza Nuova emanazione presente della Terza Posizione. Qualcuno ricorda la strage di Bologna, i NAR, il terrorismo di destra e da dove arrivano certi signori?). Nessun problema di “incompatibilità” ci mancherebbe, sarebbe pregiudizio antifascista, vogliamo forse negare la “cultura” di Destra, progetto Zeronove e Casa Pound?

Ci spieghino come dover giudicare il fatto di ricevere notizia della decisione di revocare l’affitto dalla lettura di un sito internet, senza aver ricevuto alcuna comunicazione da parte del comune. O forse dovevamo intendere le interviste e le dichiarazioni di sindaco, assessori e consiglieri sulle varie veline cittadine, nelle quali ci si scagliava contro qualsivoglia realtà antagonista, non ultima Radio Blackout, come comunicazione ufficiale e notifica.

 

Il clima di sicuro non è quello dei giorni di festa, per quel che ci riguarda.

Non ci cambiano la giornata 2 concerti in piazza gratuiti all’anno offerti dal comune (che prende le offerte dei cittadini), tanto meno le luci di natale, o roboanti progetti di associazione di associazioni mirati ad un solo obbiettivo: consumare soldi già stanziati, coprendo il tutto sotto il velo dell’etica, del sociale, del presunto culturale.

 

Incompatibile, è portare ai microfoni e dare voce e rumore alle botte date dentro al CIE.

Incompatibile, è permettere di spargere le idee a chi lotta per evitare una tragedia ambientale.

Incompatibile, è far parlare i diretti interessati della distruzione dell’istruzione pubblica, gli studenti.

Incompatibile, è mostrare cosa vuol dire lavorare, sporcandosi le mani, rischiando la vita.

Incompatibile, è gridare razzista e fascista a chi nasconde sotto false bandiere gli stessi ideali.

Incompatibile, è permettere di far vedere a tutti lo stato di degrado della società dorata che viviamo.

Incompatibile, è credere che l’autogestione, sia una forma di gestione e di vita.

 

In ogni caso, fino all’ultimo respiro, noi non ci fermiamo qui. Poco ma sicuro.

RADIO BLACKOUT, novembre 2009.

www.radioblackout.org


inserito da colpo il 26/11-09 alle 10.39 in Iniziative

Il Collettivo Politecnico e la Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro organizzano un incontro sul tema della sicurezza sui posti di lavoro.

Interverranno:
Fulvio Perini (Comitato Scientifico dell'Istituto Superiore di Prevenzione e Sicurezza nei luoghi di lavoro)
Doriano Ravarino (responsabile provinciale FIOM per la salute e la sicurezza sul lavoro),
Ciro Argentino (associazione Legami d'acciaio - Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro).

A seguire Daniele Segre introdurrà la proiezione del suo film: "Morire di Lavoro".

Invitiamo tutte le realtà studentesche, di lavoratori e gli interessati a partecipare all'incontro e ad intervenire.

1 2 3 Next